Palazzo Caffarelli Vidoni
Palazzo rinascimentale del XVI secolo, sede dal 1951 del Dipartimento della Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Origini e Costruzione
La costruzione del palazzo risale al 1500, quando Bernardino Caffarelli volle erigere un edificio nobiliare a dimora della propria casata, su un'area già occupata da altri edifici della famiglia, nelle vicinanze di Piazza Navona.
Secondo il Vasari, il disegno fu commissionato a Lorenzo Lotti, detto "il Lorenzetto", al quale è attribuito il progetto della parte centrale dell'edificio. Poiché questi era discepolo di Raffaello Sanzio, si ritenne in seguito che il grande maestro fosse l'autore del palazzo.
Tale ipotesi ebbe sostenitori illustri come Stendhal, Giuseppe Tomassetti e Renato Bonelli, ma fu avversata dall'architetto Arnaldo Schiavo per mancanza di prove certe. Tuttavia, nel cortile del palazzo, una lapide apposta dal cardinale Pietro Vidoni attribuisce la paternità della costruzione all'artista di Urbino.
Scheda
- Costruzione: inizio XVI secolo
- Committente: Bernardino Caffarelli
- Architetto: Lorenzo Lotti (attribuito a Raffaello)
- Facciata su Corso Vittorio: fine '800, arch. Settimj
- Ubicazione: Corso Vittorio Emanuele II / Via del Sudario
- Uso attuale: Dipartimento della Funzione Pubblica
Passaggi di Proprietà
~1500
Famiglia Caffarelli — Bernardino Caffarelli commissiona la costruzione del palazzo
Metà '700
Giovanni Antonio Coltrolini — Il palazzo viene alienato per difficoltà economiche dei Caffarelli
Fine '700
Cardinale Giovanni Francesco Stoppani — La vedova Coltrolini, Vittoria Toppi, cede la proprietà al cardinale. Stoppani salva le tavole marmoree dei Fasti Prenestini collocandole nel palazzo
Inizio '800
Cardinale Pietro Vidoni — L'erede di Stoppani, il conte Schinchinelli, vende al cardinale Vidoni che dà il nome al palazzo. Ospita la regina di Spagna Cristina di Borbone e i futuri papi Leone XIII e Pio X
Fine '800
Duca Carlo Giustiniani Bandini — L'architetto Settimj realizza la nuova facciata su Corso Vittorio Emanuele II e ridistribuisce gli ambienti interni
Inizio '900
Famiglia Vitali, poi marchese Guglielmi — Decorazioni dei vestiboli e del porticato
1924
Alienato allo Stato italiano, ceduto alla Germania (a parziale indennizzo per l'espropriazione del Palazzo Caffarelli sul Campidoglio) che ne fa la propria ambasciata
Anni '30-'40
Sede amministrativa del Partito Nazionale Fascista ("Palazzo del Littorio"). Alla fine della guerra requisito dagli alleati per il comando francese
1947
Restituito allo Stato italiano
1951
Il primo piano viene riservato all'Ufficio per la riforma burocratica. Dal 1953 l'intero fabbricato ne diventa la sede
1979 - oggi
Sede del Dipartimento della Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri
L'Edificio
Le due facciate
Contrariamente a quanto può apparire, il fronte principale è quello più antico di Via del Sudario, illustrato da varie incisioni tra cui la celebre veduta di Giovan Battista Piranesi.
La facciata di Corso Vittorio Emanuele II fu realizzata verso la fine del 1800 dall'architetto Settimj, incaricato dal duca Giustiniani Bandini di integrare gli stili architettonici dei due fronti. Nel 1905 fu aggiunto il balcone sovrastante il portone d'ingresso.
Il cortile
Attraverso i vestiboli decorati dalla famiglia Vitali si accede al cortile, dove sono collocate tre statue romane: una raffigurante l'imperatore Lucio Aurelio Vero e due personaggi togati.
Una piccola fontana con una trave marmorea (parte di un sarcofago) poggia su due capitelli. Al di sopra, un bassorilievo del leone alato di Venezia ricorda la dominazione veneziana sulla città di Trogir, in Croazia.
Le Sale del Piano Nobile
- Sala Carlo V (oggi studio del Ministro) — Pitture attribuite alla scuola di Perin del Vaga (allievo di Raffaello), 16 pannelli con episodi della vita di Carlo V. Soffitto a cassettoni
- Sala degli Specchi (Gabinetto della Signora) — Voluta dalla duchessa Giustiniani Bandini, a imitazione di Palazzo Altieri. Dipinto di Prospero Piatti sul soffitto
- Sala delle Udienze (oggi ufficio del Capo di Gabinetto) — Tre tele a olio di Tommaso Maria Conca: allegorie dell'Architettura, della Scultura e della Pittura
- Sala Stoppani (ex Camerone nobile dei trumeaux) — Affreschi monocromi di divinità greche e romane, soffitto a cassettoni con rosoni dorati
- Sala Pompeiana — Soffitto a volta con figura femminile su carro trainato da serpenti
- Sala dei Fasti Prenesti — Affreschi di Bernardino Nocchi (Lucca, 1741) con le virtù teologali e cardinali, profeti e Sibille. Tavole marmoree del calendario di Valerio Flacco
- Sala Raffaello — Soffitto in legno a cornici dorate con stemma dei Vitali
Fonte
"Palazzo Vidoni dal '500 ad oggi" — A cura dell'Ufficio Stampa del Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione. Progetto editoriale: Maria Castrianni. Ricerca iconografica: Romualdo Chiesa. Roma, maggio 2008.
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